LA MEMORIA IN UN BICCHIERE
Gambero Rosso
N° 123
In Puglia trent'anni or sono l'etichetta
di riferimento era il Torre Quarto della
famiglia Cirillo Farrusi di Cerignola.
L'azienda, creata a metà dell'800
dai duchi de La Rochefoucauld, francesi,
vantava a fine secolo oltre 4000 ettari
di vigne, cantine monumentali e una ferrovia
privata che dalla cantina andava alla
stazione di Cerignola.
Negli anni '30 del secolo scorso subentrarono
i Cirillo Farrusi, che portarono l'azienda
a livelli notevoli di notorietà
con il Rosso, uvaggio di malbec, uva di
Troia e montepulciano.
Negli anni Ottanta, alla morte di Marcello
Cirillo Farrusi una complessa vicenda
ereditaria ha portato alla scomparsa dell'azienda
dal mercato.
Fortunatamente dallo scorso anno suo figlio
Stefano l'ha rilevata, e sta lavorando
per riportarla all'antico splendore. il
vino, secondo Veronelli, aveva nerbo.
vivo in bella struttura fitta; pieno carattere.
Nella
grande dimora di Cerignola vive la famiglia
di Teresa Cirillo Farrusi che tiene viva
la tradizione della cantina
TORRE QUARTO, STORIA DI UN AMORE
"COSI' E' NATO QUESTO VINO UNICO"
La Repubblica
/ di Mara Chiarelli
CERIGNOLA
- L'odore di legna bruciata dà
il benvenuto e avverte. Qui vive e lavora
una famiglia. Spingi un portone di legno
e, tra arazzi tappeti e foto seppiate,
ti accoglie una bella signora in pantaloni
e maglione nero, capelli nocciola e un
sorriso semplice. Teresa Cirillo Farrusi,
moglie e madre,avvocato di professione,
anima femminile di un posto Solitamente
destinato agli uomini, seduta in poltrona
racconta la sua storia d'amore. Per suo
marito, ultimogenito di una famiglia nobiliare,
per quel vino e quella terra di cui, confessa,
all'inizio era un po' gelosa.
«Era un bellissimo ragazzo bruno,
un playboy - iniziano i ricordi-. Ci siamo
conosciuti a Barletta, ad una festa, io
avevo 22 anni e lui 26. Mi stavo laureando
in giurisprudenza e lui era così
ambito nella mia cerchia di amiche, sa,
viveva a Roma e trascorreva le estati
a Bruxelles, nei possedimenti di sua madre
Ciaire Bautier van den Elsken Solvay.Ecco,
il mio amore per il vino nasce da quell'incontro».
Il racconto prosegue,snocciolandosi sul
percorso di una "visita guidata":
il parco, il laghetto con le anatre, «aspettano
un po' di pane o le tartine avanzanti
dai ricevimenti», la piscina: «è
stata mia suocera Claire a volerla realizzare
- spiega donna Teresa -. Lo ha fatto per
le nuore, ci voleva tutti qui, in fainigIia».
L'abitazione privata, con i giochini di
"Gas", un allegro cane bassotto,
le foto più recenti, quelle di
Teresa, a 18 anni, sul podio di un concorso
per "Miss Cinema". La cantina,
dove nel
1958 ilprincipe Antonio De Curtis girò"Totò
gambe d'oro", le antiche scuderie
appena ristrutturate, e la nuova, realizzanda
sala ricevimenti, che si aggiunge alle
altre gia collaudate.
«Appena conosciuti, ero timidissima.Mi
portava ai ristoranti, io bevevo pochissimo,
mangiavo pochissimo ma ero così
innamorata - riprende -. Poi ha cominciato
ad insegnarmi il vocabolario del vino,
non ne sapevo nulla, mi raccontava di
questo posto, di quando ci facevano i
rally nei campi. Sa, mio marito cucina
molto bene, organizzava spaghettate e
feste: c'era il carminetto e venivano
tutti gli amici a ballare. Lui adorava
Torre Quarto, è tuttora al top
delle sue priorità. Io, inizialmente
ne ero un po' gelosa, poi ho capito che
quando ami qualcuno devi accettarne il
carattere e le passioni».
Un po' di storia dell'azienda, che negli
anni '30 comincia la commercializzazione
in bottiglia dei vini "Torre Quarto",
poi l'ascesa e la discesa, fino al passaggio,
dieci anni fa, della cantina all'Ente
Riforma.
«Tre anni fa l'abbiamo ricomprata,
con coraggio e testardaggine - racconta
la donna dei vino -. Sono stata io a insistere,
a spingere mio marito a farlo, perché
mi ricordava la gioventù, la sua
grande passione: gliel'ho risvegliata.
Lui era un po'spaventato, ma io ci ho
creduto. Era il mio sogno: quando andavo
fuori, che so a New York, e vedevo nella
lista dei vini etichette toscane, volevo
che ci fosse anche la nostra. Poi quando
abbiamo ricominciato a produrre il nostro
vino, giravo per supermercati ed ero così
contenta di vedere che, sullo scaffale,
erano terminate le nostre bottiglie. Non
immagina la soddisfazione di mio marito
quando, al ristorante, qualcuno al tavolo
accanto ordina un Torre Quarto. In tre
anni abbiamo avuto così tanti riconoscimenti,
e una grande emozione ritrovare il nostro
vino anche all'estero».
Un amore che Teresa Cirillo Farrusi ha
ereditato, trasversalmente, da sua suocera
Claire, alla quale a breve sarà
dedicata una seconda etichetta femminile,
dopo "Donna Teresa": «Mio
marito ricorda sempre l'amore di sua madre
per questa tenuta. Lei, che veniva da
Bruxelles - sorride - teneva tanto al
verde e alla nascita di ognuno dei suoi
sette figli, faceva piantare un filare
di Pini. Mia suocera amava la Puglia e
il Sud, oggi questo posto è così
perché lo ha voluto lei. E io non
credevo proprio che ,fra tanti, sarebbe
toccato a me farlo rinascere».
La tradizione continua, nei geni di Tiziana,
28 anni, e di Federico, 25: «Sono
così giovani, ma determinati -
parla la Mamma -. Tiziana, spesso, organizza
serata con gli amici: portano diverse
etichette di vini,li assaggiano e ne commentano
le proprietà. Sà, anche
mia suocera cercava di mantenersi in linea,
ma i vini li assaggiava tutti. Nella mia
vita ci sono stati e ci sono i momenti
di stanchezza, questo è umano,
ma sono molto contenta di quello che ho
fatto finora, e che i figli abbiano assorbito
questa passione. Stefano mi dice che sono
una combattente, è vero: inserirsi
in quella famiglia, così numerosa,
non è stato facile, ma poi hanno
apprezzato la mia tenacia e la mia forza.
Mio marito era il più piccolo dei
sette figli e gli toccava mettere i maglioni
usati dei fratelli più grandi,
oggi è tanto orgoglioso di ciò
che ha realizzato. Se mi lamento, lui
mi risponde:"Tu mi hai messo in questa
cosa". Ci metto dentro anche le mie
passioni per la lirica, per il cinema,
e a pranzo discutiamo i nuovi nomi per
i nostri vini. Questa è la nostra
vìta».
Curiosità:
Un'etichetta patinata per "Donna
Teresa"
E' dedicata a lei la linea di vini da
tavola, distribuita in tutti i grossi
supermercati: "Donna Teresa".
Sull'etichetta patinata di un gradevolissimo
rosso, anche la storia, in miniatura,
dell'azienda e della famiglia. Tradizioni
che affondano le radici nel 1799, anno
di nascita di Alexandre Solvay, antenato
dell'attuale proprietario e inventore
della Soda Solvay, o bicarbonato di soda.
Dalla sua "idea" nasce anche
il nome di un paesino toscano, Rosignano
Solvay. A breve, sarà sul mercato
una nuova etichetta: "Claire",
in memoria della mamma di Stefano Cirillo
Farrusi.
TUTTO
MERITO DI DONNA TERESA
Corriere della
Sera / di Antonella Caruso
CERIGNOLA - "Libiamo,
amor fra i calici più caldi baci
avrà". E' con il celebre brindisi
della Traviata che Alfredo confessa il
suo amore a Violetta.
Ed è ad un vino rosso, Il "Donna
Teresa", dedicato ad una donna, a
sua moglie, che Stefano Cirillo Farrusi
ha affidato il rilancio della sua azienda
vinicola.
"E' stata proprio lei a spingermi
a riacciuffare dall'oblio l'antica azienda.
Ci ho pensato per un mese e poi l'avventura
è iniziata. L'ho ricomprata per
non farla comprare ad altri".
Dell'azienda creata a metà dell'800
dai duchi francesi de la Rochefoucauld,
che poteva contare su 4000 ettari di vigne
e persino una ferrovia privata, restano
le tracce nella maestosità dell'impianto
della vecchia costruzione restaurata e
in quelle cantine sotterranee.
Fu nel 1930 che Marcello Cirillo Farrusi,
agricoltore cerignolano, sposato con Claire
Bautier van den Elschen Solvay di Bruxelles,
subentrò ai francesi e fece del
rosso di Torre di Quarto un vino di notevole
notorietà.
Piano piano la ferrovia privata che partiva
dalle cantine, attraversava le vigne e
costeggiava Cerignola non servì
più a far partire il vino verso
la Francia. "Basta ad imbottigliare
vino a Bordeaux" decretò Marcello
CIrillo Farrusi e quella ceh una volta
era la cantina francese "Quarto Ducale"
diventò "Torre Quarto",
mutuando il nome da una torre adiacente
la cantina, dove si distillava la grappa
della vinaccia dopo la fermentazione dell'uva.
Oggi l'azienda, circondata dai vigneti,
punta a restituire al rosso di Torre Quarto
il posto che merita.
Stefano
Cirillo Farrusi ha salvato dal fallimento
l'azienda della famiglia
LA FAMIGLIA E IL FIGLIOL
PRODIGO
Torre
Quarto torna agli antichi fasti ed al buon
vino
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo 0gni
volta che da Cerignola imboccava via Torre
Quarto, lo sguardo puntava dritto all'omonima
storica cantina e gli veniva un groppo
alla gola. Qualche volta accostava l'autovettura
al margine della stradina che porta all'antica
residenza dei duchi de la Rochefoucauld,
e quasi piangeva nel vedere la cantina
inattiva.
Stefano, ultimo dei sette figli di Marcello
Cirillo farrusi, aveva trascorso tutta
la sua giovinezza a Torre Quarto.
Quando studiava a Roma, oppure andava
dai nonni materni a Bruxelles, non vedeva
l'ora di tornare a Torre Quarto.Tant'è
che al decesso del padre, che negli anni
Trenta aveva avviato la commercializzazione
in bottiglia dei vini Torre Quarto, esportandoli
con successo in tutta Europa, negli Stati
Uniti, ìn Giapponee in Australia,
i sette figli decidono di proseguire l'impegno
paterno.
Qualcosa, però, non va per il verso
giusto, proprio quando Torre Quarta era
leader indiscussa della Puglia enologica,
così i fratelli Cirillo Farrusi
si dividono. Stefano si dedica all'attività
agricola, trasforma la residenza di famiglia
in elegante e raffinata sala ricevimenti,
ma in testa ha sempre la cantina, anzi
la più bella cantina di Puglia.
Due anni fa la svolta. Può acquisire
la proprietà della cantina dal
giudice fallimentare. Un veloce consulto
di famiglia e Stefano mette insieme i
soldi per acquisire la proprietà
di TorreQuarto.
In pochi mesi l'ha ristrutturata, ha introdotto
tecnologie d'avanguardia per la produzione
dei grandi rossi di Torre Quarto. Quest'anno
la prima vinificazione, fra qualche mese
il giudizio sul vino. (M. Pizz.)
DOSSIER
VINI
La Gazzetta
dell'Economia
E' senz'altro la più
bella cantina della Puglia Torre Quarto.
Il sapiente lavoro di recupero e di restauro
della struttura, ha reso ancora più
bella e più occogliente questa
cantina che ha avuto il merito di fare
conoscere l'enologia pugliese di qualità
già negli anni Trenta.
Dopo qualche anno di inattività,
la produzione di Torre Quarto è stata
ripresa dal più giovane dei figli
di Marcello Cirillo Farusi, Stefano, che
ha portato subito la cantina ai livelli
qualitativi dei suoi anni migliori.
Ma Cirillo Farrusi ha voluto pure esaltare
il valore storico della Torre Quarto,
tanto da recuperare anche botti enormi,
torchi grandi e ottrezzi ogricoli antichi
che si possono ammirare entrando in questa
bellissima azienda.
QUEL
PRIMITIVO CHE VOLA ALTO
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo Il
vitigno primitivo ha varcato i confini
del suo tradizionale habitat. Ovvero,
la Murgia di Gioia del Colle e la pianura
che circonda Manduría.
E, come evidenzia il Tarabuso di Torre
Quarto, con risultati estremamente positivi
anche quando è emigrato verso i
territori che si trovano più a
nord. Infatti le uve primitivo utilizzate
nelle cantine di Stefano Cirillo Farrusi
sono selezionate in vigneti sia dell'agro
cerignolese sia dei comuni limitrofi,
alcuni a ridosso del lago Salso, in territorio
di Manfredonia.
Forse per questo motivo è stato
scelto il nome Tarabuso, il tozzo airone
di palude dal collo corto e piumaggio
fulvo a macchie scure, per indicare questo
ottimo primitivo che arriva sulle nostre
mense dal Tavoliere.
A primo acchito qualcuno potrebbe storcere
il naso leggendo Cerignola come luogo
di produzione di questo primitivo. Degustandolo
dovrà poi ammettere che non bisogna
mai avere pregiudizi. Tarabuso, infatti,
è un ottimo primitivo dal bouquet
elegante e, in bocca, si rivela caldo
e dal gusto complesso di fruttato, in
particolare di ribes, more e gelsi rossi
su uno sfondo di spezie e legni. D'altronde
il vino viene lasciato affinare in barrique
di rovere francese per oltre sei mesi,
mentre le uve vengono raccolte almeno
una ventina di giorni dopo la tradizionale
vendemmia del primitivo, a fine settembre
invece della prima decade.
Servito a una temperatura di 18 prima,
con l'accortezza di stappare la bottiglia
almeno una sessantina di minuti prima
rispetto alla mescita, Tarabuso è
ottimo con i salumi, le carni rosse e
gli arrosti in genere. (M.Pizz.)
ECCO
IL ROSSO DELL'ADRIATICO
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
Costeggiando l'Adriatico da
Barletta a Manfredonia, è frequente
incrociare aree paludose. Alcune sono
diventate addirittura riserve naturali.
Facendoci caso, poi, è facile vedere
librarsi in volo un grosso uccello dal
piumaggio fulvo, macchiettato di nero.
E' il tarabuso, che appartiene alla specie
degli aironi e in questo territorio è
presente da tempo immemorabile. Il tarabuso
può essere considerato una sorta
di guardiano di un vasto territorio che
abbraccia il Nord barese e le prime pianure
dell'immenso Tavoliere.
Le terre nelle quali si trovano Torre
Quarto e le vigne che forniscono le uve
a questa prestigiosa cantina. Così,
per l'ultimo nato, a Stefano Cirillo Farrusi
è sembrato naturale dargli il nome
di quel volatile.Impianti in gran parte
presenti sul territorio di Cerignola,
ma anche in quelli dei centri che si accavallano
lungo il corso del fiume Ofanto: Trinitapoli,
San Ferdinando e Margherita di Savoia.
Le uve, però, non sono quelle tipiche
della zona, perché si tratta di
uve Primitivo raccolte ben mature a fine
settembre di due anni fa, vinificate con
il metodo del lungo contatto del mosto
con le bucce e frequenti rimontaggi manuali.
Il loro nettare, sottoposto a un invecchiamento
di sei mesi in legno di rovere francese,
ha permesso di ottenere questo bel prodotto
di colore rosso rubino intenso con riflessi
violacei e profumi piacevolmente fruttati.
Al palato il Tarabuso è ben strutturato,
caldo, morbidamente tannico: quindi un
ottimo vino da abbinare a carni arrosto
e minestre dai condimenti robusti.
(M.Pizz.)
UNA
BOTTACCIA DAL GUSTO FORTE
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
Era convinzione diffusa che
l'uva (o nero) di Troia, vìnificata
in purezza, dava vini molto alcolici con
scarsa acidità ed eccessivi tannini.
Qualcuno ha voluto andare contro corrente,
facendo qualche sperimentazìone,
e sottomano capita un ottimo Nero di Troia
prodotto esclusivamente con quell'uva.
Bottaccia, infatti, è Nero di Troia
in purezza, con uve selezionate prevalentemente
in vigneti presenti in agro di Cerignola.
Si tratta di viti coltivate con il sistema
della pergola pugliese, con duemilacinquecento
piante per ettaro e una produzione di
uva massima di centocinquanta quintali.
Per ottenere quest'ottimo vino, i tecnici
di Torre Quarto vendemmiano il Nero dì
Troìa verso la fine di ottobre
con le uve quasi avviate all'appassimento.
La vinificazione avviene con il mosto
a contatto delle bucce per una decina
di giorni e con la fermentazione alcolica
a temperatura controllata (sotto i 26
C°).
Il vino viene poi affinato per sei mesi
in tonneaux di rovere francese e in bottìglia,
prima della commercializzazione. Il Bottaccia
è un vino con un bel colore rosso
rubino intenso che al gusto rivela un
bouquet complesso, con sentori abbastanza
evidenti di frutta sotto spirito, pepe
nero ed anche cuoio.
Al palato il vino è elegante, equilibrato
e con tannini preponderanti ma perfettamente
evoluti. E'un vino adatto per accompagnare
tutto il pasto, anche se l'abbinamento
ideale è con i primi piatti saporiti
della cucina mediterranea e arrosti di
carni rosse. La temperatura di servizio
ideale è sui 10-20 C°, stappando
la bottiglia un'ora prima della mescita.
(M.Pizz.)
LEGNO
TOSTATO E FRUTTA ROSSA
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
Degustandolo dopo altri sei mesi dì
affinamento in bottiglia, Bottaccia impressiona
per l'evoluzione che l'ha caratterizzato
in questi ultimi mesi. Confermando così
l'ottima impressione che avemmo l'estate
scorsa, quando parlammo di questo splendido
rosso che Stefano Cirillo Farrusi ha voluto
esclusivamente da uve Nero di Troia.
La gran parte di questo vitigno proviene
dalle proprietà della famiglìa
Paradiso, che in agro di Cerignola alleva
un bel vigneto con il sistema della pergola
pugliese.
I risultati, d'altronde, si colgono degustando
il Bottaccia ottenuto da Nero di Troia
in purezza con uva raccolta a fine ottobre,
quasi appassita e vinificata con il mosto
a contatto delle bucce per una decina
dì giorni e la fermentazione alcolica
a temperatura controllata.
Il vino viene poi affinato nelle belle
cantine di Torre Quarto, che dopo un sapìente
restauro Stefano Cirillo Farrusi ha riportato
ai vecchi splendori. Per sei mesi l'affinamento
avviene in tonneaux di rovere francese
e per altri sei mesi in bottiglia. Per
quello che abbiamo degustato l'affinamento
in vetro si è protratto di ulteriori
sei mesi: oggi il vino presenta tannini
estremamente morbidi e si è evoluto
verso un profumo ancora pìù
complesso, che agli accentuati sentori
di frutta sotto spirito, pepe nero e cuoio
affianca il legno tostato e note di frutta
rossa matura, Al palato il Bottaccia è
ancora pìù elegante, di
stoffa fine, equilibrato, caldo e di buona
struttura. E' certamente un vino adatto
per accompagnare l'intero pasto, anche
se l'abbinamento ideale è con i
primi piatti saporiti della cucina mediterranea
e arrosti di carni rosse. (M.Pizz.)
ECCO
IL NOVELLO DEI BUONGUSTAI
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
Una cantina che ha bruciato
tutte le tappe, collocandosi sulla fascia
alta della qualità, non poteva
non presentarsi sul mercato con il novello.
E per di più con la vendemmia più
difficile, perché questa pazza
vendemmia ha dato filo da torcere a tutti:
agricoltori, viticoltori, enologi.
I risultati sono positivi, comunque, perché
il novello di Torre Quarto è da
considerare fra i migliori di quelli prodotti
quest'anno in Puglia.
E si parla di qualcosa come un milione
di bottiglie. Stefano Cirillo Farrusi
ha fatto qualcosa di diverso rispetto
alle altre cantine, proponendo il novello
soltanto alla grande distribuzione.
Tant'è vero che U Meninn fa parte
della linea Donna Teresa, che comprende
i vini da consumare a casa. Ed è
forse questa attenzione per il consumo
casalingo che ha convinto Cirillo Farrusi
a dedicare alla moglie Teresa la linea
di vino disponibile presso la distribuzione
organizzata: un richiamo ai valori della
famiglia, insomma. Ma torniamo al novello:
appena lo si versa nel bicchiere, si viene
subito colpiti dall'eccellente bouquet
fruttato e dal gusto piacevolmente morbido
di questo vino di Torre Quarto. Al colore
rosso rubino vivace, infatti, si aggiungono
i profumi di frutta matura, che diventa
ancora più netto in bocca: in particolare
quella rossa, compresa l'uva utilizzata
per la produzione (settanta per cento
di Sangiovese e trenta cento di Uva di
Troià).U Meninn è anche
vino delicato e piacevole, specialmente
se abbinato a minestre di pasta fresca
con le verdure, olive nere fritte, carne
alla pizzaiola, braciole di cavallo al
sugo, latticini. (M.Pizz.)
TORRE
QUARTO DI FIORI E FRUTTA
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
Il Tavoliere non è solo
grano. Le storie, i racconti, gli episodi
spesso terribili di angherie e di miserie
ma anche i fatti positivi delle persone
che hanno vissuto e vivono su questa immensa
distesa, spesso sono legate anche alla
vite e all'ulivo. Così le fosse
dei grano sono esempi di archeologia agricola
da salvaguardare per tramandarle ai posteri
come racconti visibili di una certa epoca.
Anche i trappeti e le cantine sono pezzi
di storia da tutelare. Come si fa, per
esempio, a non "proteggere"
una cantina come quella di Torre Quarto?
Da qui, a metà dell'Ottocento partivano
migliaia dì cìsterne di
vino che raggiungevano la Francìa.
D'altronde i proprietari dell'immensa
tenuta "Quarto Ducale" erano
francesi. Quando un'erede della famiglia
belga Solvay sposa un imprenditore locale,
Marcello Cirillo Farrusi, il vino di "Quarto
Ducale" raggiunge glì Stati
Uniti. In questa cantina che Stefano Cirillo
Farrusi ha riportato agli antichi splendori,
hanno lavorato migliaia di cerignolesi,
che ancora rìcordano la produzione
di ottìmi rossi. Le ultime generazioni
dei Cirillo Farrusi stanno producendo
anche vino bianco. E quello della vendemmia
2001, la prima che è stata vinificata
nella cantina appena ristrutturata, è
molto interessante. Intanto è fatto
solo di uve tipiche come greco, Bombino
bianco, Verdeca e Bianco d'Alessano.
Ed è caratterizzato da un profumo
fragrante di fiori e di frutta, con gusto
fresco, armonico, persistente dove le
note floreali e fruttate (pesca e mela
renetta) accentuano la freschezza di un
vino ottimo per accompagnare frutti di
mare, crostacei, piatti a base di pesce
nonché adatto come aperitivo.
(M.Pizz.)
UN
NUOVO ROSE' TARGATO FOGGIA
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
L'uvaggio non è più
quello di trent'anni fa, quando Torre
Quarto era la più bella etichetta
di Puglia. D'altronde alcuni vitigni,
a cominciare dal Malbec, sono spariti
sotto l'incalzare di varietà probabilmente
più interessanti anche sotto l'aspetto
qualitativo (come Montepulciano e Primitivo).
E cosi Stefano Cirillo Farrusi, il più
giovane dei figli di Marcello, l'imprenditore
agricolo cerignolano che negli anni Trenta
portò ai massimi livelli qualitativi
(oltre che di visibilità) l'antica
cantina di Cerignola, il vecchio uvaggio
(Malbec, Uva di Troia e Bombino) del rosato
Torre Quarto l'ha sostituito con un taglio
di Sangiovese (quaranta per cento), Primitivo
(venticinque per cento), Uva di Troia
e Montepulciano (con percentuali del quindici
per cento). Ottenendo così un vino
con buone note fruttate oltre che fresco,
asciutto e armonico. Un rosato di carattere
che servito sui dieci gradi è davvero
un ottimo compagno per tutti i piatti
della cucina mediterranea, oltre che capace
di esaltare le caratteristiche dei piatti
a base di pesce, le minestre condite con
sughi leggeri e carni bianche arrosto.
Con vini di stoffa fine e consistente
come il rosato,la "nuova" Torre
Quarto può ambire a riconquistare
lo spazio che negli anni passati aveva
nelle carte dei vini dei migliori ristoranti
italiani e stranieri, oltre che a tornare
a occupare gli scaffali delle enoteche
e gastronomie più esclusive.
Tant'è vero che Torre Quarto ha
incontrato l'interesse dei consumatori
grazie anche a questo rosato che esalta
anche le potenzialità delle produzioni
enologiche meridionali. (M.Pizz.)
I
SEGRETI DI TORRE QUARTO, QUANDO IL VINO
E' DA MUSEO
Origini
antiche per questa azienda che già
nel 1847, grazie ai duchi della Rochefoucault,
era all'avanguardia
La Repubblica
/ di Michele Pizzillo
CANTINA o museo? Il sapiente
lavoro di recupero e di restauro di una
delle più antiche cantine pugliesi
è così perfetto che appena
entri ti dà l'impressione di trovarti
in un bel museo del vino.
Il primo impatto è con due mastodonti
torchi perfettamente funzionanti e via
via botti enormi, vecchi attrezzi di cantina,
vetri antichi. A completare l'opera, in
fondo alla grande sala,una terazza con
una stupenda vista sul cupolone di Cerignola.
Già nel 1847, dopo che i duchi
del La Rochefoucault l'avevano costruita,
la cantina dell'allora azienda "Quarto
Ducale" era considerata la più
avveniristica forse di tutta Italia. Adesso
Stefano Cirillo Farrusi, che insieme ad
una famiglia di esperti viticoltori, i
Paradiso, due anni fa ha deciso di riproporre
il marchio di una delle migliori aziende
vitivinicole pugliesi, la vecchia cantina
l'ha resa anche elegante ed accogliente.
Tant'è vero che spesso viene utilizzata
per convegni e incontri conviviali.
Anche il vino prodotto dalla "nuova"
Torre Quarto ha ormai raggiunto i livelli
qualitativi di quello straordinario rosso
che qualche decennio fa, nelle carte dei
vini dei migliori ristoranti del mondo,
era una presenza d'obbligo. A produrre
vini di qualità, proponendolo in
bottiglia ed esportandolo in tutto il
mondo con flussi interessantissimi verso
gli Stati Uniti, negli anni Trenta era
stato il padre di Stefano, Marcello Cirillo
Farrusi. Questi sposando Claire Bautier
Solvay, era subentrato ai duchi francesi
de La Rochefoucauld nella conduzione di
quello che probabilmente erail più
grande feudo d'Italia.
La storia di "Quarto Ducale"
risale al 1418, quando la regina Giovanna
D'Angiò l'affidò ai Caracciolo.
Da questi passò ai Pignatelli nel
1616, poi alla duchessa Montieu de Montmorency
e da questa, nel 1806 ai nipoti La Rochefoucauld.
I nobili francesi arrivarono a possedere
un vigneto di oltre tremila ettari. Costruirono
uno stabilimento vinicolo a Trani e la
cantina di Cerignola dove, nelle immense
navate sotterranee in tufo e in pietra
- racconta Stefano Cirillo Farrusi -,
conservavano i grandi vini rossi ottenuti
dalle loro uve. C'erano più di
150 botti di rovere francese della capacità
compresa tra i 70 e i 290 ettolitri ciascuno,
per un totale di ventimila quintali di
vino. Dal centro della cantina, una ferrovia
privata trasportava i vini sino alla stazione
di Cerignola, che proseguivano poi per
la Francia.
Sulla scia dell'impegno del padre cne
fece conoscere l'ottimo vino di "Torre
Quarto", il nuovo nome di "Quarto
Ducale" ai consumatori di tutto il
mondo, Stefano Cirillo Farrusi, ha impostato
una produzione di vini di alto livello.
Cosi accanto ai tradizionali bianco, rosato
e rosso "Torre Quarto", ha impostato
vini ottenuti dalla trasformazione in
purezza di uve autoctone come primitivo
e uva di Troia. Con risultati molto positivi
percnè Tarabuso e Bottaccia sono
due prodotti di ottima qualità.
(M. Pizz.)
Dopo
gli anni bui della gestione pubblica, la
famiglia Cirillo Farrusi ha ristrutturato
l'antica masseria e rilanciato il "rosso
da nerbo vivo".
LA
RINASCITA DELLA CANTINA TORRE QUARTO
Lo
storico marchio di Cerignola torna a far
marchio di sè nelle enoteche e nei
ristoranti chic
Corriere della
Sera / di Antonella Caruso
CERIGNOLA - La sfida è riportarlo
nelle cantine dei ristoranti chic e nelle
migliori enoteche. Restituire notorietà
ad un'etichetta che trent'anni fa era
punto di riferimento nel panorama enologico:
Torre Quarto della famiglia Cirillo Farrusi,
anno di
fondazione 1847.
A rilanciare forza e qualità dell'azienda
vinicola cerignolana l'ultimo dei figli
di Marcello Cirillo Farrusi (podestà
di Cerignola), Stefano, che ha riaperto
i tre maestosi ingressi della cantina
e lì trascorre l'intera giornata.
Dopo gli anni di gestione pubblica dell'ente
regionale di sviiluppo e il fallimento,
nel 2000 ha ricomprato l'azienda ed è
impegnato a ricostituire la tenuta che
vantava uno dei più antichi vitigni
di Cerignola, ritornando a riempire di
bottiglie l'immensa cantina restaurata.
Lo sforzo ha comportato un investimento
di cinque-sei miliardi di lire per modernizzare
gli impianti di vinificazione ed imbottigliamento.
Oggi l'azienda è in netta ripresa.
L'impresa che vede Stefano Cirillo Farrussi
affiancato nella società dalla
famiglia Paradiso, esperti viticoltori
di Cerignola, si accinge alla seconda
annata di vendemmia.
La prima nel 2001 ha registrato un fatturato
di poco più di un miliardo di lire.
Obiettivo raggiungere quest'anno il mezzo
milione di bottiglie, contro le trecentomila
dello scorso anno."Abbiamo deciso
di puntare sulla qualità più
che sulla quantità di bottiglie
- spiega il titolare della Torre Quarto
- per riconquistare le posizioni che la
nostra etichetta ha perso negli anni bui
della gestione pubblica. Uno sforzo che
comporterà soprattuto attenzione
alla commercializzazione". Un'azienda
che prosegue nel solco della tradizione
familiare, grazie ai figli del titolare
di Torre Quarto: Tiziana si occupa delle
pubbliche relazioni e Federico muove i
primi passi nel settore tecnico, accanto
all'enologo Cristoforo Pastore.
Quest'ultimo è in giro per le vigne
ad acquistare uve pregiate.
Oltre ai 60 ettari della famiglia Paradiso
che producono uve selezionate per gli
impianti di Torre Quarto, la scelta dell'impresa
cerignolana ricade soprattutto sulle vignebasse
a spalliera.
"I nostri vini sanno delle nostre
uve -sottolinea Cristoforo Pastore - uve
che devono avere una buona struttura".
Accanto al Bottaccia, prodotto con le
uve nere di Troia, la rinascita della
cantina è stata affidata al Tarabuso,
ottenuto dalla vinificazione di uve Primitivo,
alla linea tradizionale del rosso, bianco
e rosato e ad una linea di vini da tavola
denominata «Donna Teresa»,
con trentamila bottiglie al suo esordio.
Tutti vini ad indicazione geografica tipica.
L'azienda oggi conta 5 dipendenti ed esporta
le proprie bottiglie negli Stati Uniti,
in Germania, Svizzera e Belgio. «Importante
è stata la partecipazione a Vinitaly,
una vetrina essenziale per entrare in
un mercato agguerito che oggi vede la
massiccia presenza del mondo americano,
californiani in testa». In questi
mesi sono state avviate importanti trattative
con importatori danesi e inglesi per allargare
la platea degli acquirenti stranieri.
E per portare il proprio vino fuori dai
confini regionali, l'azienda Torre Quarto
punta anche alla partecipazione a tutte
le inziative che hanno riaccesso l'attenzione
del grande pubblico per il vino. «Oggi
fa chic parlare di vino», sottolinea
Stefano Cirillo Farrusi con una battuta.
Torre Quarto già dallo scorso anno
ha partecipato all'iniziativa nazionale
«Cantine aperte»: 500 i visitatori
quest'anno. Prossimo appuntamento «Calici
sotto le stelle» che vedrà
otto aziende pugliesi aprire le proprie
cantine di sera per una degustazioni a
suon di musica. L'occasione per poter
ammirare due enormi torchi dei primi del
'900, e un centinaio di botti di rovere
francese da 290 ettolitri ciascuna dove
una volta il rosso Torre Quarto «dal
nerbo vivo» come lo definì
Veronelli, riposava e fermentava a lungo
prima di conquistare un calice.
OBIETTIVO 2002: 500.000 bottiglie
Le cantine Torre Ouarto si trovano in
agro di Cerignola a circa 4 km dal centro
abitato. L'zienda, tornata nelle mani
dei proprietari dopo una gestione decennale
pubblica e un fallimento, produce vini
ad indicazione geografica tipica. Trecentomila
le bottiglie prodotte nel 2001. Obiettivo
della prossima vendemmia raggiungere le
cinqUecentomila bottiglie. Ai tradizionali
rossi, bianchi e rosè, ai due rossi
IGT Bottaccia e Tarabuso, è stata
affiancata una linea di vini da tavola
denominata «Donna Teresa»
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